Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha acceso nuovamente la polemica con il mondo del calcio italiano, criticando aspramente le scelte delle istituzioni e dei colleghi dirigenti per la gestione della Serie A e il sistema calcistico nazionale.
Non usa giri di parole sul palco del Galà del Calcio, il presidente del Napoli lancia l’ennesimo allarme sul sistema–calcio italiano e sulla fragilità del suo modello economico. Il passaggio più delicato arriva sul fronte dei diritti tv, con una stoccata frontale a DAZN: "A gennaio dovremo scegliere cosa fare per il prossimo anno. Se DAZN dovesse mollarci come ha fatto in Francia, saremmo tutti nei guai".
Nelle ultime settimane, De Laurentiis aveva espresso forte malcontento per il format dei campionati, la gestione dei diritti tv e le regole sulle plusvalenze. Ha sottolineato che “il calcio italiano sta perdendo competitività e appeal rispetto alle altre grandi leghe europee, e questo è colpa di una gestione miope e di interessi di bottega”. Il presidente partenopeo ha anche attaccato la Lega Serie A, accusandola di non tutelare adeguatamente i club più piccoli e di favorire solo le grandi realtà.

“Si fa sempre una grande tragedia o una grande festa: le cose serie nel calcio purtroppo non esistono, dovremmo gestirlo noi ma le istituzioni calcistiche ci prendono per mano e ci trascinano nei loro percorsi dorati, a loro interessa solo il mantenimento della poltrona e noi veniamo utilizzati come se fossimo merce di scambio, della loro condizione e supremazia. Il calcio è vecchio, anzi stravecchio”
De Laurentiis non ha risparmiato critiche ai colleghi, in particolare ai presidenti di Juventus, Milan e Inter, definendo alcune loro strategie come “antidemocratiche” e dannose per il movimento calcistico nel suo complesso. Ha sottolineato che il monopolio delle grandi squadre nella gestione dei ricavi e delle scelte politiche sta penalizzando il calcio italiano, riducendo le opportunità di crescita per le altre società.
Le polemiche di De Laurentiis riflettono anche le difficoltà del Napoli nel mantenere un livello competitivo in campionato e in Europa, soprattutto in un contesto dove le risorse economiche sono sempre più concentrate nelle mani di pochi club. Il presidente ha ribadito la necessità di una riforma radicale del sistema, per garantire maggiore equilibrio e trasparenza.
“Il calcio è vecchio, anzi stravecchio», sentenzia. Un fiume in piena. «Si cerca sempre di togliere molto ai campionati nazionali, che non ce la faranno più e siamo lì lì: il calcio non appartiene a 3-4 nazioni, ma al mondo intero. Bisognerebbe capire dove stanno i problemi di una non finanziabilità del calcio stesso. Bisogna, dal mio punto di vista, sparecchiare la tavola da tutto ciò che è vecchio: facciamo tutti questi regolamenti, parliamo di impresa e imprenditorialità ma ci comportiamo da impiegati di un grande sistema in cui comandano solo due personaggi. Mi sembra un po' triste e anacronistico, irreale: andiamo verso un futuro fatto di IA e innovazione completa, che nella mia vita non è mai mancata, mentre è quello che manca al calcio”. Il dibattito aperto da De Laurentiis ha riacceso il confronto sul futuro del calcio italiano e sul ruolo dei presidenti nel plasmare il destino delle leghe
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